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Italian Sounding: ecco i prodotti italiani maggiormente imitati

Aggiornato il: 5 ago 2019

Il business del falso cibo italiano vale circa 60 miliardi di euro.


Il volume di affari legato all'Italian Sounding è più massiccio di quanto si possa immaginare e, secondo le stime della Coldiretti, si aggira intorno ai 60 miliardi di euro. L'Italia e il Made in Italy sono apprezzati in tutto il mondo e non è una novità, ma proprio per questo motivo esiste questo tipo di fenomeno: nel mondo, milioni di produttori e commercianti, sfruttano il prestigio e la reputazione del cibo italiano per immettere nel mercato prodotti che riescono a richiamare determinate caratteristiche, ma che in realtà non hanno nulla a che fare con quell'eccellenza e, soprattutto, con la provenienza targata Made in Italy.

Andiamo ad approfondire meglio alcuni di questi prodotti che richiamano il Made in Italy, ma che al tempo stesso si presentano in maniera piuttosto discutibile.


VINO E PROSECCO


Piuttosto diffusa, come afferma la Coldiretti, è l'imitazione del vino e del prosecco. Esplorando i supermeracati degli Stati Uniti è possibile scovare falsi Chianti e Tuscan moon, mentre il Barbera (bianco) è imitato anche in Romania e il nostro Prosecco, scovato anche in Russia, è divenuto a tal punto star dei mercati internazionali da trovare una folta schiera di imitatori che ne mettono a rischio l’ascesa.Un caso particolare riguarda Il "Rich Secco", un classico esempio di falso Prosecco italiano. Presentandosi con un packaging interessante e con la spinta di una testimonial di grande successo (Paris Hilton), ha registrato un notevole volume di vendite tra Stati Uniti ed Europa. Da sottolineare che il nome di origine di questo prodotto era "Rich Prosecco", il quale venne successivamente modificato con il nome attuale per aver violato palesemente le norme sull'indicazione geografica.




FORMAGGI


I formaggi rappresentano probabilmente il prodotto più taroccato all'estero. Soprattutto in America, i consumatori associano il Parmesan al nostro famosissimo Parmigiano Reggiano. Piuttosto preoccupante è come Il furto di identità, che il pregiato formaggio subisce quotidianamente nei diversi continenti, con la produzione di falsi Parmigiano Reggiano e Grana Padano nel mondo, abbia sorpassato quella degli originali. La produzione delle imitazioni di questi prodotti ha superato i 300 milioni di chili realizzati per poco meno della metà negli Stati Uniti, dal falso parmigiano vegano a quello prodotto dalla Comunità Amish, dal Parmesan vincitore addirittura del titolo di miglior formaggio negli Usa al kit che promette di ottenerlo in casa in appena due mesi, ma anche quello in cirillico che si è iniziato a produrre in Russia dopo l’embargo, il Parmesao brasiliano, il Reggianito argentino e il Parmesan perfect italiano ma prodotto in Australia.



PASTA


Il fenomeno dell’Italian Sounding ormai è così trasversale e talmente radicato che non ci si preoccupa più neppure di mantenere la fedeltà al nome originale della specialità Made in Italy copiata. Cosi’ gli spaghetti, se in Belgio aggiungono il termine ‘napoletana’ per qualificare maggiormente il prodotto, nei Paesi Bassi diventano Spagheroni e in Corea addirittura Chapagetti.




MOZZARELLA


La mozzarella è sicuramente uno dei prodotti italiani più imitati all'estero, i cui falsi sono reperibili in ogni angolo del pianeta. Si va dalla "Mozzarella Italia" prodotta in Ungheria e alla "Zottarella" diffusa in Germania alla "Una grande Mozzarella" scovata nei supermercati russi, sino alla "Mozzarella" prodotta in Sudafrica e alla impensabile "Mozzarella di Murrah bufala" realizzata in Thailandia. E per chi la mozzarella volesse realizzarla in proprio c’e’ anche il kit statunitense che consente di ottenere il celebre formaggio tra le mura domestiche partendo da non si sa quale latte.




UN PROBLEMA DA NON SOTTOVALUTARE


Coldiretti segnala persino prodotti che richiamano il fenomeno della mafia, come il Fernet mafiosi o le Spezie Palermo mafia shooting, vendute in Germania, un autentico oltraggio a tutti gli italiani che tanti anni fa emigrarono in terra tedesca, dando un contributo sicuramente non secondario alla crescita di quella nazione. Inoltre, oltre alle mancate vendite, si aggiungerebbe la sempre più crescente sfiducia dei consumatori stranieri che, insospettiti dalle tante frodi, evitano di comprare prodotti italiani, anche autentici, temendo possa trattarsi di fake. Diventa quindi necessario il bisogno di estendere e potenziare le azioni di vigilanza, tutela e valorizzazione del vero Made in Italy all’estero negli scaffali dei supermercati e sulle tavole dei ristoranti dove possiamo contare su un' estesa rete di chef di primato a livello internazionale.


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