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Tutela del Made in Italy: il digitale come strumento chiave per la salvaguardia

Aggiornato il: 5 ago 2019

È ormai vicina l'applicazione in Europa della nuova Direttiva contro le pratiche sleali nella catena agroalimentare. È quanto riporta Paolo De Castro, vicepresidente della commissione agricoltura del Parlamento Europeo, attraverso la pubblicazione di una direttiva da tempo attesa dall’Italia e che dovrà essere adottata dagli stati membri dell’Unione europea entro 24 mesi, per tutelare sempre di più i produttori agricoli e ridare forza a una filiera dalle grandi potenzialità che in questo periodo vive importanti momenti di flessione e tensione anche dovute all'avvento del digitale.


Davide Pellegrini, professore di marketing all’Università di Parma

L’innovazione spesso non viene compresa a fondo e quindi a volte viene interpretata più come un ostacolo che come un concreto aiuto alla crescita. Il tema in questione viene accuratamente spiegato da Davide Pellegrini, professore di Marketing presso l'Università di Parma, che parte prima di tutto dal concetto di filiera: nell'agroalimentare, grazie al digitale, i consumatori sono più informati e attenti su ciò che comprano e, di conseguenza, sono molto più "vicini" ai produttori. Si osserva quindi un riavvicinamento al localismo e all'origine controllata degli alimenti, e quindi una maggior considerazione dei mercati locali e rionali, in cui i consumatori tendono a ricercare prodotti più naturali. Nonostante ciò, la grande distribuzione continua ad avere un ruolo importante all'interno del mercato. Come tutti i settori, anche l'agroalimentare è stato caratterizzato da cambiamenti considerevoli per effetto delle innovazioni tecnologiche e di prodotto, le quali richiedono notevoli investimenti economici per poter essere adottate e attivate e che non tutti gli attori della filiera possono permettersi. In prospettiva, ci si può immaginare un futuro in cui la grande distribuzione sappia certificare la localizzazione e la tempistica della produzione e della distribuzione degli alimenti per soddisfare pienamente e in tempo reale il consumatore, offrendo maggiore impatto e ricaduta economica anche sul singolo produttore che verrà in questo modo valorizzato a pieno.


Quali sono i possibili rischi?


"Forse sarebbe più appropriato parlare di opportunità anzi che di rischi. Infatti, la grande distribuzione dovrà saper gestire al meglio queste occasioni di relazioni, partnership, collaborazioni e innovazione, mentre l’agricoltura dovrà saper associare e organizzare in maniera sempre più strutturata, collaborativa e corporativa, come già sta cercando di fare, per abbracciare il tema delle nuove tecnologie, e a quel punto si potrebbero fare grandi cose".


Di cosa avrà bisogno l'industria del cibo nel futuro?


"Per prima cosa, più tecnici, ingegneri e programmatori informatici per l’applicazione di sistemi informatici connessi al comparto della produzione agroalimentare e, in secondo luogo, ampliare attraverso la comunicazione la sensibilità verso gli utenti per offrire loro sempre maggiori servizi e informazioni che già richiedono oggi. La capacità di coinvolgere le persone su temi importanti, come per esempio quello dello spreco alimentare, o su argomenti come la conservazione e il consumo del cibo acquistato, assumeranno un valore sempre maggiore insieme all’abilità di veicolare la promozione di prodotti di qualità e distretti d’eccellenza che diventeranno in questo modo sempre più accessibili e conosciuti, rendendosi così un ottimo strumento di sostegno a quel made in Italy di cui tanto si parla".


Cosa bisognerà fare per restare competitivi?


"Il tema della tracciabilità a partire da packaging e scaffale intelligente, per arrivare chiaramente allo smartphone al fine di comprendere da dove arriva il prodotto acquistato, saranno aspetti fondamentali. Se poi a questo aggiungiamo la parte di pagamenti digitali e magari anche l’autoconsumo dentro il negozio, questo potrebbe essere un fattore chiave. Seguendo queste tendenze, ovviamente, anche chi vuole fare la ristorazione ha l’opportunità di creare un’ambiente evoluto e innovativo che già oggi, per esempio, vede nel delivery un grande alleato".


L'adozione del digitale potrà aiutare a valorizzare il Made in Italy?


"Assolutamente si. Offrirà ai consumatori la possibilità di sapere da dove viene il prodotto, che caratteristiche ha, come è stato lavorato ed essere in grado di avere informazioni dirette anche proprio su chi lo ha lavorato, in termini di azienda agricola, ma anche di fornitori e produttori, permette non solo di comprendere a pieno la filiera in tutti i suoi aspetti e sfaccettature, ma anche di poter scegliere con consapevolezza il cibo che si acquista, distinguendo anche gusti, opzioni e qualità degli alimenti. Un aiuto incredibile, questo, che offre al settore opportunità, mai sperimentate prima che possono risultare fondamentali per una crescita futura del mercato".


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